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16
Dic

Sua maestà l’Amarone

Storia e caratteristiche del re dei vini da meditazione italiani
Di sicuro chiunque ami il settore food (e soprattutto) wine, avrà sentito sicuramente parlare dell’Amarone della Valpolicella, un vino che spesso risulta essere un vero e proprio status symbol tra le comitive dove c’è sempre colui che millanta di essere l’esperto di vini del gruppo.
Ecco quali sono le sue caratteristiche peculiari e l’origine del suo nome.

Le caratteristiche di un signor vino
Parliamo di uno dei vini più corposi, austeri e strutturati della penisola, prodotto mediante l’appassimento delle uve (principalmente varietà Corvina) in ampi cassettoni di legno, accompagnato da periodi di affinamento in botte o barrique, che variano dai 2 ai 4 anni, prima dell’imbottigliamento.
I profumi al naso spaziano dalla confettura, al legno tostato e alle spezie robuste per le annate più giovani, fino ad arrivare a sensazioni più selvatiche di pellame conciato, inchiostro o addirittura catrame (in gergo tecnico goudron) per le annate più vecchie.
Un vino non per tutti i giorni insomma: adatto ad accompagnare piatti a base di selvaggina, dal sapore robusto e dalla preparazione elaborata, oppure anche sorseggiato da solo, durante una sera d’inverno, come ottima alternativa ad un cognac o un brandy, seduti su di una poltrona, con indosso una vestaglia di seta, mentre si contempla il fuoco di un camino scoppiettante.


Le origini di un mito
Da dove nasce il nome “Amarone”? Nonostante sia un vino blasonato, amato da tutti gli intenditori (e da coloro che credono di esserlo), sono in pochi a sapere veramente quale sia l’origine del suo nome.
La genesi del suo nome è un argomento abbastanza controverso, dal momento che le sue radici ufficialmente sembrano risalire agli anni ‘30 del XX secolo, nonostante però la prima menzione risalga addirittura agli antichi romani.
Nel Liber di Catullo infatti, si parla di “calices amariores”, facendo riferimento ai vini di quella zona che conosciamo come Valpolicella, ma è nell’epoca illuminista che abbiamo ben più  chiari riferimenti all’origine del nome.


Lo scrittore veronese Scipione Maffei, in un suo testo, fa riferimento al termine “amaro” per definire un vino “d'una grazia particolare prodotto in Valpolicella”.

È però nel 1936 che viene adottato ufficialmente il termine “Amarone”, quando Adelino Lucchese, capo cantina presso Villa Mosconi, trovò una botte di recioto dimenticata da tempo in cantina e quando la spillò per assaggiarla esclamò: “Questo non è un Amaro! È un Amarone!”

 

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